Italo Gorini

 

Con il passare del tempo, ed il susseguirsi delle edizioni di questa Scuola di Dottorato organizzata dal GMEE, ci si è resi conto che i partecipanti, data la loro giovane età, non hanno avuto il piacere di conoscere Italo Gorini, e non possono quindi sapere le motivazioni che hanno portato il GMEE ad intitolargli la Scuola. In queste poche righe, che vogliono essere un modesto omaggio alla memoria di chi tanto ha insegnato, si cercherà di delinearne brevemente la figura.

Italo Gorini fu professore Straordinario e, successivamente, Ordinario di Misure Elettriche presso il Politecnico di Torino dal 1980 al 1993, anno in cui scomparve prematuramente. Fu anche tante altre cose, ma non è questa la sede per una mera elencazione dei suoi titoli accademici, perché non fu per questi che la Scuola di Dottorato è stata a lui intitolata.

Fu un ricercatore raffinatissimo, sempre teso a scoprire il nocciolo del problema, per poi illustrarlo con il massimo rigore e con quella chiarezza estrema che contraddistingueva anche il suo modo di fare didattica. Incarnò alla perfezione la figura del misurista, unendo l’attenzione agli aspetti conoscitivi teorici e speculativi ad una attività di sperimentatore sempre pronto ad impiegare e valutare nuove tecnologie. Un esempio per tutti: negli anni ’70 fu fra i primi ad utilizzare la televisione nella didattica, realizzando alcuni filmati per illustrare le esercitazioni sperimentali di Misure Elettriche.

Aveva anche quello che usualmente si chiama il physique du rôle: alto, slanciato, ma di corporatura robusta; esibiva una scura voce baritonale il cui volume tradiva l’abitudine a farsi ascoltare in aule affollate senza bisogno di microfoni ed amplificatori, incutendo rispetto e soggezione, almeno in un primo momento, ai giovani ricercatori che lo hanno conosciuto. Ma era solo una prima impressione: bastava osservare i suoi occhi, mobili e vivissimi, per scorgere quella luce ironica e rendersi conto che, forse, un po’ ci giocava a intimidire con quel suo aspetto burbero. Bastava parlare con lui anche solo per pochi minuti per scoprire quanto era attento alle attività dei colleghi più giovani, sempre pronto a guidarli e incoraggiarli. Anche osservazioni e critiche non erano mai fini a se stesse, ma sempre accompagnate dal suggerimento giusto.

Fu uno dei fondatori del GMEE, a cui ha sempre dedicato una riserva di energia apparentemente inesauribile. Se ne ricordano gli interventi, in Assemblea ed ai Consigli Scientifici: sempre appassionati, sempre volti ad anteporre la crescita del Gruppo agli interessi delle singole Sedi, perché aveva correttamente previsto che solo in un Gruppo culturalmente e scientificamente forte potevano svilupparsi le singole Sedi e, soprattutto, potevano trovare spazio quei giovani che tanto gli stavano a cuore.

Purtroppo, un male vigliacco lo ha portato via prematuramente, privando tutti della sua saggezza. Fu vigliacco quel male, perché lo ha colpito in quello che di più prezioso aveva: il cervello. Ma riuscì solo a minarne il fisico, non la lucidità né la psiche, né la sua volontà di essere Maestro fino all’ultimo.

Per questi motivi, per ricordare chi fu davvero Maestro nel senso più alto e nobile del termine e in memoria di ciò che Italo Gorini fece per i giovani, il GMEE volle intitolare a lui la propria Scuola di Dottorato.